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ABOF: Analisi biografica a orientamento filosofico PDF Stampa E-mail
Scritto da Domitilla Melloni   
Thursday 14 February 2008

Ho sempre inteso la filosofia come una metamorfosi totale della maniera di vedere il mondo e di vivere in esso

                                                                                                    Pierre Hadot

Sono un "analista biografico a orientamento filosofico", e ogni volta che pronuncio o scrivo questa formula - ancora un po' faticosa alle mie stesse orecchie e sconosciuta ai miei occhi - non riesco a trattenere un moto di riso.  Io?  Un analista?  Al maschile, poi, perché come si fa a dire "analista biograficA a orientamento filosofico", con quell'unica A di genere lasciata sola in un'espressione tanto lunga e tanto prepotentemente maschile?  Eppure, proprio un aspetto della  femminilità, cioè la capacità di accogliere incondizionatamente, che ho imparato a riconoscere in me e ad affinare quando sono nati i miei figli, è uno degli elementi fondanti il mio lavoro.
Rido, definendomi abof, per leggerezza, credo.  Rido con l'incredulità del viaggiatore stanco che, girato un angolo sconosciuto, scopre l'uscio di casa, proprio quando lo pensava lontano e irraggiungibile per i suoi piedi affaticati.
Ogni giorno oscillo tra incredulità, meraviglia, senso di compiutezza e desiderio di approfondimento;  ogni giorno accanto alla fatica sperimento un senso di gratitudine per avere la possibilità di costruire, inventare una professione, saggiandola e abbozzandone il profilo insieme ad altri, impegnati come me in questa avventura.

Analisi biografica a orientamento filosofico, abof per comodità.  Ovvero, riscoperta del valore terapeutico,  pedagogico, autenticamente e profondamente trasformativo della filosofia quando essa non si limita alla parola scritta, letta o pronunciata, ma si incarna nella biografia, in ogni  minimo spazio interstiziale tra avvenimenti, pensieri, vissuti, emozioni... nelle contraddizioni tra voli e cadute che contraddistinguono ogni esistenza.

Pensare a una metafora che descriva quello che faccio come abof è tutt'altro che semplice.  Immediatamente mi affollano la mente le immagini delle tessere dei mosaici, ancora da comporre.  Ci lavorerò su, mi riprometto.  Prima, però,  voglio chiedere ai diretti interessati che cosa direbbero loro. Elisabetta mi parla del caleidoscopio:  splendida idea!  Un filo di luce che, una volta catturato, scompone le immagini, le trasforma, le moltiplica, le frammenta per ricomporle in modi nuovi.  In fondo, a ben pensarci, le tessere del mosaico possono assomigliare alle schegge di luce e di colore restituite dal caleidoscopio. 
Quello dell'abof è in effetti, un lavoro paziente, accurato, che indaga e ricerca frugando come un filo di luce negli angoli più minuti e nascosti dell'anima, della mente, del corpo e della parola.  E' un'opera minuziosa di raccolta e di ricomposizione di biografie, che parte dal racconto per frangersi all'incrocio di due storie, quella dell'analizzante e quella dell'analista.  Da questo incrocio, come da quello delle lenti nel caleidoscopio,  si schiude la possibilità di vedere, come per la prima volta, ogni dettaglio, in un gioco di  intersezioni che scompone ed evidenzia sfumature mai colte prima, perché sapientemente mascherate dalla totalità dell'immagine letterale.
La ricchezza di frammenti ottenuta in questo modo, va pian piano riunita attentamente, fino a trovare un'immagine nuova che, come un mosaico prezioso, trovi un posto ad ogni tessera, senza dimenticarne o tralasciarne nemmeno una.

La cornice entro la quale il lavoro dell'abof acquista un senso è quella della ricerca comune di una vita filosofica, di una vita, cioè, che non si accontenta di essere vissuta senza domande, ma che non si ferma alle domande, perché su di esse costruisce una pratica costante di esercizio e trasformazione, sull'esempio dell'askesis delle scuole della Grecia antica. 
E' una ricerca comune, perché prevede che ad essa partecipino insieme entrambi i soggetti coinvolti dal processo di analisi:  l'analizzante e l'analista. 
Filo-sofia:  amore per la saggezza.  Amore per l'idea e il progetto di una vita vissuta alla ricerca di consapevolezza, di senso, di conoscenza.   Non si tratta di  amore per quella che non può essere altro che un'illusione, cioè la possibilità di controllare e dominare completamente la propria esistenza e il proprio destino.  E' invece amore di sé, che parte dalla biografia, generatrice e filo conduttore del percorso, prosegue verso la conoscenza del mondo interiore e porta al trascendimento di sé, verso la conoscenza e l'amore per gli altri, e ancora oltre,  verso la conoscenza e l'amore per il mondo ospite.  Il mondo interiore che arriva a ospitare in sé il mondo esterno dal quale matura la consapevolezza di essere ospitato, insieme ad ogni altro essere esistente. 
Per tutto ciò,  la relazione tra analizzante e analista biografico non può essere altro che profonda, basata su un'autentica curiosità e sulla consapevolezza della rilevanza reciproca:   in questo è una relazione debitrice alle psicologie del profondo.  Rispetto a queste, tuttavia, c'è un'apertura verso la domanda di senso che non può non tenere conto dei contesti nei quali le biografie sono inserite e delle relazioni "terze" che caratterizzano l'esistenza di ciascuno.  Il movimento interno/esterno, vissuto/contesto è continuo, in una ricerca di equilibrio che richiede una presenza aperta  fisica e corporea, mentale, spirituale.  E come in tutte le ricerche di equilibrio, anche nell'abof è necessario muoversi con estrema delicatezza e con esitazione, seguendo il filo sottile che consentirà di dire ciò che non si vede e di vedere ciò che non si dice, esplorando una dimensione simbolica che sola può sbloccare la fissità di significati propria dei momenti critici che caratterizzano ogni esistenza "normale".

 

 


 

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