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Qualche sera fa, il 28 aprile, il coro In-Canto di Vimodrone si è presentato per la prima volta al pubblico. E' stata un'occasione importante per i cantori, alla quale sono arrivati con molta trepidazione e un po' di timore, ma anche entusiasti del loro primo anno di attività.
Un anno fa il coro era solo un'idea, un sogno forse. Se n'era parlato per la prima volta durante gli incontri di Pratiche Filosofiche: tutti i partecipanti erano amanti del canto e della musica, sembrava loro che cantare insieme fosse un ottimo esercizio filosofico. Nel giro di poche settimane la voce si era sparsa, era stato coinvolto il gruppo della sezione CAI della città ed erano cominciati i preparativi per invitare amici, trovare una sede, cercare un buon maestro... In pochi mesi tutto era pronto e finalmente, sotto la guida del maestro Antonella Carminati, il coro ha cominciato a cantare nel settembre 2007. Prove settimanali, il mercoledì sera; presenza costante, per tutto l'anno, di una quarantina di persone uomini e donne, dai 12 ai 75 anni. L'entusiasmo e il piacere di cantare si sono scontrati, in principio, con un severo esame di realtà: le prove iniziali hanno prodotto più che altro il fragore di 40 voci diverse, usate con slancio e senza regole... ancora niente coro. I primi risultati sono arrivati solo con l'esercizio e la pazienza: vocalizzo dopo vocalizzo, lentamente si è potuto cominciare a mettere un po' di pace tra tutti quei suoni entusiasti. Più tardi sono arrivati anche qualche ninna-nanna e i sottovoce, a sottolineare la possibilità di esprimersi con cura e delicatezza. Perché parlare su queste pagine di un coro, ancora umile, incerto e consapevole della propria fragilità? Perché dietro un'esperienza come questa si può trovare un messaggio importante e strettamente collegabile alle pratiche filosofiche come mi piace pensarle: cantare in coro non è soltanto un modo per passare una serata diversa dalle altre. A ben guardare è molto di più. Significa obbligarsi a partecipare a un progetto comune, con persone diversissime: cantare tutti, stare attenti a non sovrastare le voci degli altri, ascoltare con attenzione, accettare i propri errori e lavorare per superarli, accettare anche gli errori degli altri, lavorando altrettanto e aiutandosi a vicenda per superare anche quelli. Significa accogliere i successi e i fallimenti con un po' di umorismo, imparare a sdrammatizzare. Significa infine avviare una ricerca attenta per trovare qualcosa di prezioso dove non ce lo aspettavamo. Perché, in fondo, tutti siamo capaci di cercare la bellezza e l'armonia altrove: cantare in coro significa tra l'altro scoprire con meraviglia che bellezza e armonia possono nascere anche da "noi", da me e dagli altri, dalle nostre voci ineducate quando siamo disposti a esercitarci pazientemente insieme. E' questo l'In-canto del giovanissimo coro di Vimodrone. È una piccola, concreta strada verso la trasformazione di sé, proprio come accade con le pratiche filosofiche più blasonate e note. E forse in un mondo che ci vuole pronti sempre alla competizione e alla sopraffazione dell'altro, questa capacità di incantarsi e di godere insieme della musica non è cosa da poco. |