Con gli amici della Società di Analisi Biografica a Orientamento Filosofico, abbiamo programmato, per il nostro prossimo incontro, in febbraio, una lectio filosofica a partire dal testo di Hadot che riporto qui sotto. E', a mio parere, una delle pagine più belle del filosofo francese, nella quale la meraviglia e la filosofia nascono l'una dall'altra e si intrecciano aprendo la via alla trasformazione della percezione del mondo. Ieri sera, meditando con alcuni amici sullo stesso testo, non abbiamo potuto evitare la conseguenza più immediata di un tale cambiamento di percezione: trasformare il modo di percepire il mondo significa inevitabilmente trasformare il nostro modo di rapportarci ad esso, quindi significa adottare uno stile di vita che sarà necessariamente a sua volta trasformativo del mondo. Il mondo e la realtà che ci circonda sono in buona parte costruiti anche da noi, dipendono inestricabilmente dal nostro modo di percepirli. Il lavoro di cura di sé e di trasformazione di quella "emergenza del mondo" costituita da ciascuno di noi conduce a una inevitabile assunzione di responsabilità nei confronti di sé ma anche nei confronti di tutto ciò che ci circonda. Può essere qui, forse, la sola vera risposta alla deriva triste che sembra condurci a velocità sostenuta verso la perdita di solidarietà, l'affossamento senso civile, la più generale incapacità di comunicare e di riconoscerci vicendevolmente. Ecco il testo di Hadot: IMMERSO NEL MONDO
Per lungo tempo ho avuto l'impressione di essere venuto al mondo solo a partire dal momento in cui sono diventato adolescente e rimpiangerò sempre di avere buttato via, per umiltà cristiana, le prime note scritte che erano l'eco della mia personalità nascente, perché mi è difficile adesso ritrovare il contenuto psicologico delle scoperte sconvolgenti che ho compiuto allora. Ma mi ricordo del contesto. Una volta fu nella rue Ruinart, nel tragitto tra il Seminario minore e la casa dei miei genitori dove rientravo tutte le sere, essendo allievo esterno. Era calata la notte e le stelle brillavano in un cielo immenso. A quell'epoca si poteva ancora vederle. Un'altra volta fu in una stanza di casa nostra. In entrambi i casi fui invaso da un'angoscia insieme terrificante e soave, provocata dal sentimento della presenza del mondo, o del Tutto, e di me in questo mondo. In realtà ero incapace di esprimere la mia esperienza, ma in seguito sentii che poteva corrispondere a domande come: "Chi sono?" "Perché sono qui?" Provavo un senso di estraneità, lo stupore e la meraviglia di esserci. Nello stesso tempo sentivo di essere immerso nel mondo, di farne parte, quel mondo che si estende dal più piccolo filo d'erba fino alle stelle. Questo mondo mi era presente, intensamente presente. Molto più tardi avrei scoperto che questa presa di coscienza della mia immersione nel mondo, questa impressione di appartenenza al Tutto, era ciò che Romain Rolland ha chiamato il "sentimento oceanico". Credo di essere filosofo a partire da quel momento, se si intende per filosofia questa coscienza dell'esistenza, dell'essere-al-mondo. A quell'epoca non sapevo come esprimere ciò che provavo, ma sentivo il bisogno di scrivere e mi ricordo molto chiaramente che il primo testo che ho scritto era una sorta di monologo di Adamo che scopre il suo corpo e il mondo circostante. A partire da quel momento, ho sentito di essere distante dagli altri, poiché non potevo concepire che i miei compagni o addirittura i miei genitori o i miei fratelli potessero immaginare cose simili. Solo molto più tardi ho scoperto che molte persone hanno esperienze analoghe, ma non ne parlano. Ho cominciato a percepire il mondo in modo nuovo. Il cielo, le nuvole, le stelle, le "sere del mondo", come dicevo a me stesso, mi affascinavano. Sporgendomi dalla finestra a testa in su, guardavo verso il cielo notturno, con l'impressione di immergermi nell'immensità stellata. Questa esperienza ha dominato tutta la mia vita. L'ho provata di nuovo molte altre volte, ad esempio davanti al lago Maggiore ad Ascona, o vedendo la catena delle Alpi dalle rive del Lemano a Losanna, o da Salvan, nel Vallese. Questa esperienza è stata anzitutto per me la scoperta di qualcosa di emozionante e affascinante che non era assolutamente legato alla fede cristiana. Ha dunque avuto un ruolo importante nella mia evoluzione interiore. Per altro verso, ha fortemente influenzato la mia concezione della filosofia: ho sempre considerato la filosofia come una trasformazione della percezione del mondo.
Pierre Hadot, La filosofia come modo di vivere, Aragno, Torino 2005, [2001] pp. 22-24 |