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Il libro che ho finito di leggere ieri sera è uscito in libreria dodici anni fa, ma io non me ne sono accorta fino a quando non ne ho incontrato, per caso, un brano citato in un altro lavoro. L'ho letto di un fiato. La vicenda è di quelle che incalzano, ma i temi che risuonano nelle pagine sono molti, tra quelli che più mi attraggono: la ricerca di sé, il rapporto tra genitori e figli con tutte le risonanze e le trasmissioni involontarie che lo contraddistinguono, la capacità e la volontà di guardarsi intorno cambiando prospettiva, scegliendo punti di vita "altri" rispetto a quelli usuali e rassicuranti, l'amore, l'impegno civile... E' stata una buona lettura, di cui propongo qui due piccoli assaggi: Da quando mi sono messa a cercare la mia vera identità, penso che questa sensazione di estraneità, questo non sentirmi mai a mio agio lì in casa mia, forse obbediva a un'intuizione circa la mia vera storia. E' una cosa difficile da spiegare... tutto mi è diventato chiarissimo quando è nato mio figlio. E' stato allora che ho cominciato a cercare un filo, qualcosa che desse un nuovo significato a tutto ciò che avevo vissuto con tanto disagio. E l'ho trovato. Elsa Osorio, I vent'anni di Luz, TEA, p. 262 Le cose che mi raccontava Ramiro della sua vita mi diedero un'altra dimensione della storia del mio paese. Lui [...] ha avuto molto a che vedere con la mia ricerca. Ma sicuramente non lo fece per una decisione deliberata. Era parte della sua vita, quello che lui aveva ascoltato in casa fin da bambino, un'altra storia, un altro modo di parlare, un'altra visione del mondo. Soprattutto, un altro grado di libertà e di informazione. Elsa Osorio, I vent'anni di Luz, TEA, p. 274 
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