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Balor PDF Stampa E-mail
Scritto da Domitilla Melloni   
Monday 21 June 2010

ImageMi muovo nella camera al buio, esco in cerca del bagno e i miei movimenti sono prudenti, circospetti.  Lui potrebbe essere sdraiato da qualche parte e muovendomi al buio potrei rovinargli sopra.  Ma lui non c'è più.

Walter ieri sera ha lavorato al computer seduto al tavolo del soggiorno.  Quando si è alzato dalla sedia, lo ha fatto prestando attenzione a non calpestare Balor, che avrebbe potuto dormire ai suoi piedi, come amava fare.  Ma stavolta no.

Apro la scatola dei biscotti, mi accorgo che ce ne sono 3 o 4 stantii.  Di slancio penso di aprirne di nuovi: i vecchi li darò a Balor.  Ma da oggi non si può.

Mentre cucino mi cadono frammenti di cibo in terra, frammenti di cui lui sarebbe goloso: penso di non raccoglierli, per lasciarglieli, come facevo sempre.  Poi mi chino e li

raccolgo con uno stupore triste e malinconico.

Sento il rumore del suo muoversi lento, accompagnato dal piccolo clangore delle anelle del suo collare.  Ma non è lui, è Carlo che si alza dal divano con la cintura allentata, la cui fibia libera parla di Balor, come tutto il resto.  Come la pioggia che sbatte sul tetto e sembra uno dei suoi movimenti per casa.  Come l'acqua del sistema di irrigazione, simile alle sue sedute di toilette, così plateali.

Si sta per chiudere il primo giorno senza Balor.  La prima notte senza di lui se n'è appena andata.  
Non ne potevamo più, era diventato davvero difficile seguirlo e accudirlo.  Eppure, quello che più mi ha colpita è stato lo sguardo del veterinario, stranamente coerente alle impressioni di tutti, ormai: era un cane malatissimo e vecchissimo e soffriva.  Ma noi lo vedevamo solo in parte: era più forte il legame con lui, anche se ormai eravamo molto insofferenti alle fatiche alle quali ci obbligava.
Quante volte l'ho chiuso fuori mentre mangiavamo, perché era diventato insopportabile il suo odore, il suo essere senza controllo per i miasmi che produceva.
Di lui però resta tutt'altro. Faccio fatica a scrivere dello sguardo fiducioso e stanco con cui mi ha guardata negli ultimi istanti.  Era sfinito e terrorizzato: il tumore lo soffocava e lui sentiva l'aria mancare.  Voleva la mia vicinanza: la mia perché ero l'unica di famiglia con lui.  Se ci fossero stati gli altri, forse avrebbe scelto Walter, che era la sua àncora, il suo amico.  O uno dei ragazzi, Emanuele così silenzioso e attento, o Carlo, con cui era cresciuto: piccoli insieme, si scambiavano tutto e si capivano a occhiate.
C'ero solo io, purtroppo.  E' stato difficile, ma sono grata di avergli potuto mostrare l'affetto e anche il dolore per la separazione.  Ho potuto tenere le mani nel suo pelo caldo, sussurrargli parole che non ricordo e che credo non avessero senso, per dargli coraggio e per farne a me stessa.
Ho potuto dirgli ciao e ricordare quanto sia stato un compagno generoso, leale, sicuro, buono, pronto a tutto per noi.  "La nostra baby-sitter più fidata", ho detto al veterinario. Ed è vero: mai una volta ho temuto per i bambini se lui era in zona.
Penso a Emily Dickinson "L'amore da un'impronta di memoria" e mai come adesso mi sembra che quel verso abbia un significato.  Ci sono tante impronte nella memoria: per tutta la giornata di ieri sono stata assalita da immagini che mi riportavano a lui e alla vita con lui.  Tante impronte, anche quelle scomposte di un vecchio cane malato, incapace ormai di collaborare, ma sempre attento a dare il minor fastidio possibile e umiliato - era impressionante vedere quanto e come - per l'impiccio che creava.
Peccato. Non ci vedremo più. L'ultima traccia del suo calore è quella che ho sentito sotto le dita quando se n'era già andato.  L'amore da un impronta di memoria.  Grazie alla sua impronta nella mia memoria, mi accorgo di quanto ho ricevuto e imparato da questo animale affettuoso, mite e coraggioso.  E provo una grande gratitudine, intrisa di rimpianto e di vuoto. Era un amico senza riserve e mi manca molto.

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Ho sempre inteso la filosofia come una metamorfosi totale della maniera di vedere il mondo e di vivere in esso
Pierre Hadot

 
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