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Lettera a un insegnante PDF Stampa E-mail
Scritto da Domitilla Melloni   
Thursday 01 July 2010

Vimodrone, 30 giugno 2010

Gentile professore,
sono passati quattro anni da quando abbiamo presentato una domanda "al buio" al liceo classico ***, scegliendo per il nostro figlio maggiore, Emanuele,  una qualunque sezione, purché con lui potessero esserci i suoi amici, Simon e Maria Chiara.
Quattro anni sono tanti, due cicli interi di ginnasio. 
Arrivati al buio, abbiamo trovato lei e i suoi colleghi. 
E' stato importante poter contare su insegnanti che raccogliessero il desiderio dei nostri ragazzi di prendere gradualmente le distanze da noi.  La loro voglia di crescere e di diventare autonomi ha potuto appoggiarsi all'attenzione e alla passione che lei e i suoi colleghi avete offerto loro, dopo averne guadagnato la fiducia con un presenza autentica e una reale capacità di ascolto.
Hanno potuto parlare con voi, ascoltare da voi, sperimentare la fatica della responsabilità senza mai essere schiacciati, disconosciuti o peggio umiliati, come purtroppo a volte capita a scuola.
Così la loro apertura al nuovo, al bello, al giusto è cresciuta lentamente, secondo i tempi che sono propri dei ragazzi della

loro età, senza forzature. E insieme ad essa è cresciuta la loro attenzione di cittadini verso i problemi che ci circondano.
Mi tornano alla mente molti ricordi di questi 4 anni: rivedo Carlo appassionarsi a Gesualdo Bufalino, al punto da organizzare una lettura domestica di Orfeo ed Euridice, indignato e emozionato a un tempo.  Mi commuovo ancora al pensiero di Emanuele, blindato da tempo in se stesso da storie difficili e antiche, che scopre la possibilità di costruire una fiducia allegra e sciolta negli altri, compagni e insegnanti che siano, fino ad arrivare alla serena capacità di trasformare in parola quello che non aveva mai comunicato ad alcuno.  Rivedo i miei figli godere della lettura dei Promessi Sposi, o accendersi di entusiasmo per l'Iliade e l'Odissea.  Carlo, prima sprezzante:  "Perché poi ti piace tanto Ettore io non lo capisco...!", rimanere ammutolito davanti al pianto di Andromaca e attribuirmi - miracolo! - una qualche ragione.  Li ho osservati leggere, scrivere, commentare, muovendosi liberi e sicuri che qualsiasi cosa le avessero proposto, essa sarebbe stata esaminata con serietà e valutata per quello che era, buona o raffazzonata, accurata o sciatta che fosse.  Sapevano di poter contare su un interlocutore leale, la cui valutazione, quale che fosse, sarebbe servita loro non solo per imparare, ma anche per capire ogni giorno un po' di più chi fossero.
Anche grazie al suo lavoro, alla sua grande capacità di entrare in una relazione profonda e autentica con i ragazzi, oggi i nostri figli sono un po' più vicini all'incontro con se stessi di quanto non fossero all'inizio di questa avventura.  Non è poco davvero e, nella scuola così martoriata di questo periodo triste, non è nemmeno facile.
Non siamo genitori che si fanno vivi spesso, questo lo sa, ma ciò non significa che non seguiamo a distanza quello che accade ai nostri ragazzi.  Sappiamo che sono stati molto fortunati e che ciò di cui hanno potuto godere non era scontato: ci teniamo - adesso che non è più possibile sospettare qualche tentativo di captatio benevolentiae - a ringraziarla davvero dal profondo per la gratuità con cui ha regalato a Emanuele e Carlo e ai loro compagni uno stile di insegnamento e di relazione che non è previsto dal contratto,  non è riducibile a protocolli o procedure.  Proprio per questo riconosciamo in quello stile un dono non scontato del quale le saremo grati per sempre.
Adesso che non è più il docente dei nostri ragazzi, speriamo ci possano essere occasioni di incontro fuori dalla scuola: ci spiacerebbe perderla di vista.  In ogni caso, comunque andranno le cose, il nostro grazie rimane sincero e sentito nell'intimo. 
Perdoni se pubblicheremo queste righe nella nostra pagina su internet:  non lo facciamo per ostentare alcunché.  Piuttosto ci sembra importante questo riconoscimento piccolo ma autentico, in tempi in cui di scuola e di insegnanti si parla troppo spesso solo per misconoscerne il ruolo e per puntare dita in gesti di accusa. 
A noi, invece, preme dire ancora una volta: grazie.
                                                                                                                         I genitori di Emanuele e Carlo          

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Ho sempre inteso la filosofia come una metamorfosi totale della maniera di vedere il mondo e di vivere in esso
Pierre Hadot

 
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