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Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides
Scritto da Domitilla Melloni   
Wednesday 31 March 2010

Image"Eravamo stupefatti: come mai i nostri genitori non reagivano, visto che un praticello rovinato di solito era un motivo sufficiente per richiedere l'intervento della polizia?  Macché: il signor Bates non si mise a gridare, non tentò di trascrivere la targa del veicolo, e non lo fece nemmeno sua moglie, che pure aveva pianto quella volta che avevamo fatto scoppiare i petardi tra i suoi tulipani da esposizione - non dissero una parola, né loro né i nostri genitori, e in noi balenò l'intuizione di tutto il tempo che avevano vissuto, di come ormai avessero fatto il callo ai traumi, alle depressioni, alle guerre.  Ci si rese conto che la versione del mondo che interpretavano a nostro uso e consumo non era il mondo in cui credevano, e che in realtà, con tutte le loro cure e tutto il loro maledire l'odiosa gramigna, dei prati davanti a casa non gliene importava un accidenti."

J. Eugenides, Le vergini suicide, Oscar Mondadori p. 51

 

"Rientrando aveva visto Therese che usciva dalla sala da pranzo: si riempiva la bocca di caramelle m&m's, a giudicare dai colori, ma come vide suo padre smise e ne inghiottì un bel po' senza masticare.  La fronte alta di Therese risplendeva nella luce proveniente dalla strada; le labbra da cupido erano più rosse, più piccole e più graziose di quanto ricordasse Lisbon, soprattutto in contrasto con la nuova rotondità di guance e mento. Le ciglia erano raggrumate, come se di recente fossero state sigillate con la colla.  In quel momento il signor Lisbon ebbe la sensazione di non conoscerla, che i figli fossero soltanto degli estranei con cui si accettava di vivere, e allungò un braccio per incontrarla per la prima volta.  Le appoggiò le mani sulle spalle, poi se le lasciò ricadere lungo i fianchi.  Therese si scostò i capelli dal viso, sorrise e cominciò a salire lentamente le scale."

J. Eugenides, Le vergini suicide, Oscar Mondadori p. 54

Pierre Hadot, immerso nel mondo
Scritto da Domitilla Melloni   
Saturday 23 January 2010
Con gli amici della Società di Analisi Biografica a Orientamento Filosofico, abbiamo programmato, per il nostro prossimo incontro, in febbraio, una lectio filosofica a partire dal testo di Hadot che riporto qui sotto.
E', a mio parere, una delle pagine più belle del filosofo francese,  nella quale la meraviglia e la filosofia nascono l'una dall'altra e si intrecciano aprendo la via alla trasformazione della percezione del mondo. 
Ieri sera, meditando con alcuni amici sullo stesso testo, non abbiamo potuto evitare la conseguenza  più immediata di un tale cambiamento di percezione:  trasformare  il modo di percepire il mondo significa inevitabilmente trasformare il nostro modo di rapportarci ad esso, quindi significa adottare uno stile di vita che sarà necessariamente a sua volta trasformativo del mondo. 
Il mondo e la realtà che ci circonda sono in buona parte costruiti anche da noi, dipendono inestricabilmente dal nostro modo di percepirli.  Il lavoro di cura di sé e di trasformazione di quella "emergenza del mondo" costituita da ciascuno di noi conduce a una inevitabile assunzione di responsabilità nei confronti di sé ma anche nei confronti di tutto ciò che ci circonda. 
Può essere qui, forse, la sola vera risposta alla deriva triste che sembra condurci a velocità sostenuta verso la perdita di solidarietà, l'affossamento senso civile, la più generale incapacità di comunicare e di riconoscerci vicendevolmente.
Ecco il testo di Hadot:
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Il desiderio dell'Angelo
Scritto da Domitilla Melloni   
Saturday 28 November 2009

Questa è la trascrizione di un racconto che ho ascoltato il 2 dicembre 2006 dalla mia amica Chandra Candiani, alla quale vanno il mio affetto e la mia gratitudine anche per questa piccola favola.

Da molto tempo un Angelo, in Cielo, ascoltava con attenzione i racconti che parlavano della Terra, di quanto fosse meravigliosa.  C'era chi descriveva lo splendore delle cime dei monti illuminate dal sole, qualcun altro raccontava la morbida penombra delle foreste, altri ancora lo scintillio del sole che si rifletteva nel mare.  Ma più di tutto i racconti parlavano del fascino e del mistero degli esseri umani.
Pieno di curiosità, l'Angelo decise di andare a vedere di persona come fosse la Terra e come fossero gli uomini e ottenne il permesso di partire e di trattenersi per un anno.
Quando arrivò, rimase conquistato da ciò che vedeva:  le foreste, le montagne, il cielo visto dal mare... tutto era di un bellezza incantata.  Ma più di ogni cosa, l'Angelo fu commosso dalla musica che sentiva circondare gli uomini e la loro anima. 
Il tempo trascorse velocemente e quando mancava ormai poco allo scadere dell'anno,  l'Angelo seppe che quanto aveva conosciuto gli sarebbe rimasto nel cuore per sempre.  Era dispiaciuto all'idea di dover lasciare ciò che aveva imparato a conoscere e capì che cera un solo modo per separarsi dalla Terra che tanto amava:

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Ho sempre inteso la filosofia come una metamorfosi totale della maniera di vedere il mondo e di vivere in esso
Pierre Hadot

 
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