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Questa sera Wislawa Szymborska |
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Scritto da Domitilla Melloni
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Saturday 07 August 2010 |
UtopiaIsola dove tutto si chiarisce. Qui ci si può fondare su prove. L'unica strada è quella d'accesso. Gli arbusti fin si piegano sotto le risposte. Qui cresce l'albero della Giusta Ipotesi con rami districati da sempre. Di abbagliante linearità è l'albero del Senno presso la fonte detta Ah Dunque E' Così. Più ti addentri nel bosco, più si allarga la Valle dell'Evidenza. Se sorge un dubbio, il vento lo disperde. L'eco prende la parola senza che la si desti e chiarisce volenterosa i misteri dei mondi. A destra una grotta in cui giace il senso. A sinistra il lago della Profonda Convinzione. dal fondo si stacca la verità e lieve viene a galla. Domina sulla valle la Certezza Incrollabile. Dalla sua cima si spazia sull'Essenza delle Cose. Malgrado le sue attrattive l'isola è deserta, e le tenui orme visibili sulle rive sono tutte dirette verso il mare. Come se da qui si andasse soltanto via, immergendosi irrevocabilmente nell'abisso. Nella vita inconcepibile. (Wislawa Szymborska) |
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Scritto da Domitilla Melloni
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Thursday 05 August 2010 |
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E' una notte inquieta e il vento spinge verso di noi i rumori più lontani. Si accavallano urla rabbiose di gatti, treni da Segrate, allarmi smaniosi di attenzione, il latrato di un cane. Sul balcone si accartocciano le foglie vive. Il campanile, imperioso, segna il tempo: le tre. Non mi piace il vento, una volta lo amavo. Inaridisce troppo velocemente il mio respiro e mi trovo in preda all'asma per un nonnulla. Eppure ricevo sempre con gioia lo scintillio dell'aria pulita che mi regala. Sono stanca e non riesco a dormire. Sdraiata sul letto attendo la quiete e la mia mente si riempie di immagini passate e future, composte in mazzi imprevisti: la pasticceria dove abbiamo pranzato a novembre durante il seminario di Baliani, il prato a Carcegna e gli amici che lo riempiranno tra poco, le papere sul naviglio, il cibo che preparerò per la cena di domani sera (o dovrei dire stasera?)... Ho urgenza di parole che mi calmino. Ho urgenza di poesia. Penso a Emily Dickinson, a Elizabeth Bishop, a Turoldo. Penso anche a Hadot e provo una stretta al cuore pensando che non ci saranno altre parole da lui. Ho bisogno di maestri, evidentemente. Penso al sollievo che mi darebbe una lectio adesso, una breve lectio filosofica su uno dei testi che amo tanto. Non posso accendere la luce e cercare nei libri, forse me la posso cavare con il computer. Mi alzo, lo avvio e scelgo una delle tante pagine raccolte: la scelgo a caso, perché nel titolo parla di luna e adesso è notte. E' Thich Nhat Hanh, ed è magnifico, come sempre. Ma non è ancora quello che desidero. So cosa voglio leggere, ancora una volta, e ancora una volta lo raggiungo: è Hadot, immerso nel mondo. E poi ancora Hadot, nell'ultima pagina del suo libro-biografia, quando parla dell'indicibile mistero dell'esistenza. |
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Trent'anni dopo, su Facebook |
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Scritto da Domitilla Melloni
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Monday 02 August 2010 |
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Mi ha scritto: "mi fa impressione chattare con te...". Un po' stupita lo ero anch'io: dopo 28 anni di silenzio totale, ritrovarsi così, custodendo la memoria dei due diciottenni che eravamo ... effettivamente ero colpita. Non avrei mai immaginato, ieri, mentre chiacchieravamo in questo modo nuovo (nemmeno pensabile allora!), che ritrovarci mi avrebbe impressionata tanto. Forse perché la sua storia in questi tre decenni è stata durissima, e senza sentire la sua voce posso solo costruire con la mia immaginazione quali segni abbia lasciato in lui. La ricordo, la sua voce, ma com'era allora. Forse perché la sua immagine è tanto cambiata e molto del dolore che gli è toccato in sorte ha a che fare con questo. Meno drammaticamente, anche la mia immagine è cambiata per una malattia e anche per me con dolore: molto più lieve, certo, ma non per questo senza tracce. Forse perché era uno di cui mi fidavo molto ed era rimasto come una certezza nella mia memoria: solido, poco incline alle sciocchezze, fin da allora sapeva andare al sodo delle questioni e non si perdeva per sentieri inconcludenti. Lo ricordo come arrabbiato, e gliel'ho detto. Non mi è sembrato che lui si pensasse tale. Lui mi ha descritta in modo lusinghiero, come in parte mi sentivo in segreto e soprattutto come mi sarebbe piaciuto essere, cogliendo la parte in assoluto più nascosta e protetta di me. Non credevo si vedesse al di fuori e questo mi ha turbata molto. Poi il turbamento è aumentato in modo esponenziale mentre raccoglievo dal suo racconto brandelli di ciò che la vita gli ha dato in sorte: avesse riservato a me gli stessi "doni" ne sarei rimasta annientata, credo. O forse avrei fatto come fa chiunque si trovi stritolato dall'imminenza della morte. Lui ha scelto la vita proprio in quel momento: una moglie, una figlia (bellissima, con lui nelle foto). |
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Ho sempre inteso la filosofia come una metamorfosi totale della maniera di vedere il mondo e di vivere in esso Pierre Hadot |
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